Mi piace, sì, mi piace parlare di Mario Lanaro.

Un giorno lontano come ieri ha sconvolto il mondo corale scledense e vicentino con il coro “Valleogra”. Tutti i primi premi nei concorsi nazionali sono stati subito suoi.

Ma la strada dei concorsi è un’eccitante esaltazione, anche rischiosa, che però nella zona di Schio è stata (e sembra esserlo ancora) una prassi consolidata.

Mario l’ha capito e ha concluso in fretta la pur brillante avventura.

Maturità? Certamente, anche se non aveva ancora vent’anni.

Eppure aveva largamente dimostrato, indipendentemente dai concorsi, la particolare capacità di allargare, di rimuovere i confini, di un genere corale da tempo staticamente e pretenziosamente definito.

Poi il completamento degli studi al conservatorio e il servizio militare.

Anche qui un concorso corale, pur se imposto dall’ambiente degli alpini.

Però un altro concorso vinto e un’altra conferma.

E subito, Mario compositore, ma soprattutto armonizzatore.

E’ stato tra i primi a proporre dissonanze ragionate, conseguenza dei suoi studi, ma frutto anche di una particolare sensibilità in continua evoluzione.

La sua armonia non cerca le sonorità a effetto: preferisce l’intima atmosfera dei movimenti contrappuntistici con il risultato di una costante cantabilità delle parti.

E questo è amore totale per il coro.

Poi, ancora, Mario Lanaro organista, concertista. Ma altri diranno qui di lui e della dolce memoria dell’indimenticabile papà, suo primo maestro.

Infine, Mario direttore di coro polifonico.

Il suo modo di impostare le voci. di condurre la dinamica nelle frasi, di scandire i respiri, la sua gestualità morbida e comunicativa sono già nella generale attenzione del mondo corale polifonico. Mario fa già scuola.

Mario amico, Mario sereno, Mario pensoso e riservato.

Mario che cerca di rimanere fuori da ogni inutile controversia in una zona piuttosto affollata di ottimi cori, dove i pensieri e i gesti dei dilettanti-amatori sono spesso tutt’altro che amabili.

Mario che per me è la musica totale.

Ma forse sa di esserlo e non per questo è vanitoso. Perciò è continuamente alla ricerca di nuove possibilità, altro segno della sua superiore intelligenza.

Mi piace, ecco, mi piace parlare di lui. Gli voglio bene e, anche se sono più avanti negli anni, mi fa quasi soggezione.

 

Bepi De Marzi

(dal numero unico “75/85 decennale Schola Cantorum di Malo” 1985)